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Un bel rebus per i grillini al Governo

Un bel rebus per i grillini al Governo

Il Tribunale dei Ministri ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini. Il Senato deve stabilire se il Ministro, ammesso che abbia commesso il reato di sequestro di persona (come ritengono i giudici del tribunale di ministri di Catania), l’abbia fatto «a tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo» oppure no

Il Tribunale dei Ministri ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere contro il Ministro degli Interni Matteo Salvini.

Il Senato deve stabilire se il Ministro, ammesso che abbia commesso il reato di sequestro di persona (come ritengono i giudici del tribunale di ministri di Catania), l’abbia fatto «a tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo» oppure no

E’ facile per Salvini sostenere che abbia agito a tutela di un preminente interesse pubblico e, secondo me, è anche sincero quando sostiene ciò. Per lui, per la sua parte politica e per i suoi sostenitori la battaglia sull’immigrazione è di fatto prioritaria su tutto. Ed è possibile, quindi, che il Parlamento decida proprio in tal senso, negando dunque l’autorizzazione a procedere.

Il problema, secondo me, è tutto nel campo dei 5*.

Questi, infatti, hanno da sempre sostenuto che la necessità che il Parlamento fornisca l’autorizzazione a procedere fosse un privilegio di Casta. E che, invece, ogni Parlamentare dovesse essere giudicato dalla Magistratura come un qualsiasi cittadino. Dunque, in coerenza con tale assunto, dovrebbero votare sì all’autorizzazione a procedere.

D’altra parte, la decisione che Salvini ha assunto è stata avallata dagli altri componenti del Governo. O, almeno, non vi è stato mai aperto dissenso da parte dei 5* su di essa. Addirittura il Premier Conte si è sentito in dovere di rivendicare su di sé, e quindi su tutto il Governo, l’onere di quel provvedimento. Rivendicazione impeccabile, a norma di Costituzione, salvo rilevare che nella partita sui migranti il prim’attore è sicuramente Salvini e gli altri membri di Governo, Premier in primis, appaiono come comprimari

Quindi, se il M5S votasse a favore della concessione dell’autorizzazione a procedere, formalmente ammetterebbe che la decisione presa da Salvini non perseguiva un “preminente interesse pubblico”. Allora non si capirebbe perché, invece, l’avrebbero avallata.

Ne consegue che, per difendere l’azione del Governo, non potrebbero che negare l’autorizzazione a procedere. Da qui la contraddizione con un uno dei loro capisaldi, come già detto.

Un bel rebus!

In realtà, la situazione che si è creata, mette chiaramente in evidenza come noi viviamo in una Repubblica in cui esiste un delicato bilanciamento dei poteri, con una netta separazione tra loro: tra quello Legislativo, che è sovrano nella emanazione delle Leggi, quello Giudiziario, che vigila affinché quelle Leggi siano rispettate, e quello Esecutivo, che esercita le Leggi emanate dal Parlamento.

Il Potere Esecutivo è ovviamente soggetto alla Legge (e quindi sembrerebbe preminente il Potere Giudiziario rispetto a quello Esecutivo) ma il Parlamento, che è Sovrano, può stabilire che, se reato c’è stato, esso è stato commesso nell’interesse pubblico. Rendendo, infine, preminente quest’ultimo sull’altro.

Io penso che la separazione dei Poteri sia una grossa garanzia per i Cittadini. Se nel passato si è spesso abusato della facoltà del Parlamento di concedere l’autorizzazione a procedere, questo non vuol dire che l’Istituto debba essere abolito. Anzi, secondo me, andrebbe rafforzato!

Ma per rafforzarlo, bisognerebbe riaffermare, con forza, un altro principio, sul quale è basata la nostra Costituzione: quello dell’assenza del vincolo di Mandato.

Ogni Parlamentare, una volta eletto, rappresenta l’intera Nazione e non risponde ad altri che alla propria coscienza.

Su questo dovremmo puntare, per avere rappresentanti degni di questo nome, che non rispondono ciecamente alle direttive del Partito che li ha eletti e che mettano l’interesse della Nazione e dei Cittadini al primo posto 

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