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Reddito di Cittadinanza: cosa c’è che non va

Reddito di Cittadinanza: cosa c’è che non va

Il Reddito di Cittadinanza è stato il cavallo di battaglia dei 5*, non solo nella ultima campagna elettorale, ma anche da molto prima. Nel corso del tempo ha perso molto della definizione iniziale per cui, oggi, si dovrebbe parlare più di una misura di sostegno al Reddito per i poveri e di supporto alle Politiche del Lavoro. Intanto il problema sorge proprio da questa mescolanza.

Il Reddito di Cittadinanza è stato il cavallo di battaglia dei 5*, non solo nella ultima campagna elettorale, ma anche da molto prima.

 

Nel corso del tempo ha perso molto della definizione iniziale per cui, oggi, si dovrebbe parlare più di una misura di sostegno al Reddito per i poveri e di supporto alle Politiche del Lavoro.

 

Intanto il problema sorge proprio da questa mescolanza.

 

La prima (sostegno al Reddito), già presente nell’ordinamento italiano e che questa misura vorrebbe, semmai, rafforzare, è oggi in carico ai Servizi sociali del Comune, che hanno la visibilità delle situazioni di disagio e strumenti per valutare chi ne abbia o meno diritto.

 

Secondo il decreto del Governo, invece, dovrebbero essere i Centri per l’Impiego ad occuparsene.

 

Non so chi ha mai avuto la ventura di frequentare un Centro per l’Impiego, per esempio quello di Pontecitra. Colpisce la desolazione, l’assenza di strumenti, l’assenza di Personale in grado di fornire un supporto all’utenza che gli si rivolge.

 

Quei Centri, nelle intenzioni del Governo, dovrebbero sostituire i Servizi Sociali del Comune. Assurdo! Tra l’altro, è molto probabile che questa misura (il cosiddetto Reddito di Cittadinanza) attinga dai Fondi del precedente REI (Reddito di Inclusione). Col risultato di compromettere una misura che oggi funzionicchia con un’altra che è ancora tutta da inventare.

 

Ma passiamo all’altra ambizione del Decreto: il supporto alle Politiche del Lavoro.

 

Come abbiamo detto prima, i Centri dell’Impego, che dovrebbero erogare questo Servizio, oggi non funzionano. Si era promessa una riforma degli stessi che, ad oggi, non si è ancora vista. A meno che non si intenda come tale l’assunzione di 6.000 Navigator: personale che, finora, non hai mai svolto quel ruolo; che sarà assunto sulla base di un colloquio (e non di un concorso!) e con un contratto a termine; personale che dovrà essere formato, prima di intraprendere la sua attività, che sarebbe quella di aiutare gli attuali disoccupati a trovare un lavoro.

 

Ed anche qua, sembra, che si ignori cosa fanno, attualmente, le Regioni, con molta difficoltà, in questo campo.

 

Per parlare della sola Regione Campania c’è, ad esempio, il progetto Fila, che punta al ricollocamento di lavoratori che hanno perso l’impiego; c’è il progetto Garanzia Giovani, che intende indirizzarli ad una attività lavorativa; c’è l’Osservatorio del Lavoro, etc. Il sito ClicLavoro Campania è una vetrina di queste iniziative.

 

I numeri di persone ricollocate attraverso questi programmi non sono stratosferici ma neanche minimali. Si possono fare tante critiche a questi progetti ma, appunto, bisognerebbe partire da ciò che non funziona come dovrebbe, per migliorarlo. Non ignorarlo e perseguire altre iniziative, anche queste, tutte da inventare.

 

Nell’attuazione del cosiddetto Reddito di Cittadinanza, si è colpevolmente ignorato l’apporto che avrebbero potuto dare le Agenzie per il Lavoro, entità private che svolgono questo compito da oltre 20 anni. I Navigator potevano essere loro, avendone già esperienza in merito.

 

Purtroppo, si è scelta un’altra strada. E quello che rincresce è che per portare avanti questa misura (ideologica) si son presi soldi a debito che, invece di servire agli investimenti, rischiano di alimentare ulteriormente una spesa pubblica improduttiva. Nelle peggiori tradizioni italiche! 

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