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L'EDITORIALE: PUC,un Piano da rivedere !

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Il commento di oggi è affidato alla penna del nostro conterraneo Sabato Limonciello

Il Piano Urbanistico Comunale, approvato con gande enfasi dalla passata Amministrazione, credo abbia bisogno di una considerevole rivisitazione.

I pilastri sui cui si basava erano i comparti, le aree verdi, una zona commerciale ma quasi nulla di quanto programmato si è sviluppato o, perlomeno, si è sviluppato secondo le previsioni.

La deformazione più palese si è avuta, appunto, riguardo alla zona commerciale: indipendentemente dalle volontà dell’Amministrazione essa si è sviluppata, in maniera alquanto anarchica, lungo la Nazionale 7 bis, congestionandola e, contemporaneamente, immiserendo l’interno del Paese, nel quale sono poche le attività commerciali rimaste, che ancora resistono alla tentazione di migrare.

Nonostante nel passato io abbia abbracciato l’idea dello “sviluppo all’interno del quadrilatero”, tentativo che mirava a non stravolgere l’assetto del Paese, recuperando e popolando i suoi spazi interni ancora abbandonati, credo si debba prendere atto del fatto che San Vitaliano sia andato in tutt’altra direzione.       

E, quindi, da qui si deve ripartire.

L’asse viario della SS 7bis andrebbe considerato come “interno” al Paese e alleggerito dal traffico, soprattutto da quello pesante, creando una bretella che consenta il collegamento diretto all’Asse Mediano. La zona industriale, a questo punto, una volta bonificata, potrebbe ospitare anche altre aziende o altre attività, purché eco-compatibili, in quanto esse non graverebbero più sul sistema viario “interno” ma avrebbero il loro sbocco naturale direttamente sugli assi a lunga percorrenza.

L’interno attuale del Paese andrebbe riservato solo ad interventi abitativi di tipo familiare, non speculativo. Buona parte della capacità di assorbimento demografico è stata, purtroppo, sfruttata da interventi effettuati attraverso il Piano casa, prescindendo dagli indicatori del PUC. Ma non credo si possa impedire a chi ne ha la possibilità e/o la necessità, di realizzare manufatti ad uso familiare esclusivo, purché ridotti in altezza e con la (eventuale) mansarda con tetto a spiovente.

Ovviamente, all’interno del Paese andrebbero finalmente recuperati spazi verdi ed aree attrezzate per consentire la socialità ed il piacere di vivere all’aperto e di incontrare gente. Forme aggregative che, naturalmente, risveglierebbero l’interesse degli abitanti a scendere di casa e passeggiare.

Si potrebbe anche cogliere la occasione per riprogettare l’intero sistema fognario, oramai inadeguato all’incremento sopraggiunto della popolazione e troppo spesso causa di allagamenti per difetti atavici.

 Il Piano va dunque rivisto, secondo me, avendo chiara la visione verso cui si pensa di far sviluppare il Paese. E questo, come già è stato detto prima di me, è un compito che non può essere addossato ai soli tecnici ma va sviluppato con la partecipazione di tutte le parti sociali ed di tutti i cittadini, che il Paese lo vivono e hanno a cuore il suo progredire  

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