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L'EDITORIALE di oggi:Taranta Power

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Il commento di oggi é affidato alla penna del nostro conterraneo Sabato Limonciello

Taranta Power è una manifestazione musicale tenutasi il primo dicembre a Napoli, in Piazza del Plebiscito, ed ha raccolto un nutrito numero di gruppi, tutti del Sud, che hanno cantato e ballato la musica popolare del Meridione d’Italia, sulla scorta delle innovazioni che in tale ambito aveva già introdotto Eugenio Bennato, nel lontano 1978, con l’album Musicanova

Era il ventennale di tale manifestazione e l’evento è stato giustamente onorato dalla presenza di tanti artisti, alcuni molto noti nel panorama nazionale, venuti a Napoli non per promuovere i propri pezzi ma per dar voce alla nostra e loro tradizione popolare. 

“Taranta Power – ha scritto Eugenio Bennato – è un movimento che fondai 20 anni fa, e nacque nell’entusiasmo di maestri e artisti della musica anonima del Sud, e si diffuse grazie ad un favore popolare diretto e indipendente dai mezzi di comunicazione di massa. La leggenda del ragno nero che avvelena e induce al ritmo trasgressivo della taranta ha conquistato nuove generazioni, che ritrovano nei passi della danza e nella tecnica degli strumenti la coscienza e la riconquista delle proprie radici”.

Molti dei cantori, giovani ed anziani, hanno rimarcato, nelle loro parole e nei loro testi, lo spirito identitario e rivoluzionario che ha caratterizzato la Storia delle nostre genti che, da sempre costrette al dominio di un invasore straniero, si sono spesso opposte ad esso in maniera ribellistica che quasi mai, però, ad esclusione di pochissimi episodi, come le 4 giornate di Napoli, ha assunto carattere di ribellione di popolo.

Fenomeni come il brigantaggio sono decantati, nelle canzoni popolari, come gesta eroiche di rivoltosi contro il sopraggiunto dominio sabaudo, nella costruenda Unità Nazionale. E quello spirito viene riproposto come valoroso, battagliero, da riprendere oggi per il riscatto del Sud.

Io penso che il richiamo delle nostre tradizioni popolari, della denuncia delle angherie subite, dei furti veri e propri perpetrati ai danni delle ricchezze detenute dall’allora Regno delle due Sicilie sia legittimo. E se è capace di far sorgere un novello spirito combattente, di rivendicazione e valorizzazione delle nostre capacità e peculiarità, che si sono espresse e ancora esprimono in campo artistico, musicale, teatrale, etc. non possiamo che giovarne tutti.

Perché la musica ed i testi di Bennato e dei gruppi che a lui afferiscono non si abbandonano mai allo sterile pietismo ed al lamento ma suscitano sempre il giustificato orgoglio della provenienza dalle comuni radici di un popolo valoroso. Ma certo non possono e non debbono servire alle strategie di novelli Masaniello, che vaneggiano un separatismo speculare a quello nordista, o di chi addirittura rievoca nostalgicamente il periodo Borbonico. 

Taranta Power, definito sul Sito del Comune di Napoli come “20 anni di battito del Sud” è stato un appuntamento che ha messo in connessione il passato e il futuro, “l’algebra e la magia”, in un dialogo aperto fra i maestri e le generazioni che crescono. “Dall’arcaico entroterra campano al Salento luminoso, dalle solitarie lande calabresi ai festosi borghi lucani e alle vorticose strade siciliane, il battito genera un’onda che incendia le esperienze di chi fa musica nel Mediterraneo e da qui parte per diffondere questa secolare cultura in ogni continente. Con la fede nel mito, contro gli stereotipi e assecondando il credo della danza rituale”.

Ed il concerto si è appunto chiuso con la immagine della foto, plastica rappresentazione del nostro essere abitanti sulle sponde del Mediterraneo, dove si mischiano i nostri ritmi con quelli tunisini, marocchini, egiziani, etc.. Col coro etiope, cantato in Sponda Sud: “Yihewna e'ndtmarew; Azneh betefe terew; Yemiy azefinh hasmat; Kim bekel yel'lebet alem” (Affinché tu impari; Dispiaciuto per quel; Che è successo; La magia che ti fa cantare)

 

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