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L'EDITORIALE di oggi: Lavoro VS Reddito di Cittadinanza

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Il commento di oggi é affidato alla penna del nostro conterraneo Sabato Limonciello

Nei giorni scorsi il Governo Nazionale ha varato il DEF, tra le cui misure ci sono le disponibilità economiche per il famoso (o famigerato, secondo i punti di vista) Reddito di Cittadinanza. La misura va ancora dettagliata, anche perché dal Progetto iniziale (del quale è rimasto solo il nome), secondo cui il diritto era acquisibile in quanto Cittadino, si è giunti, adesso, a formulazioni che assomigliano molto di più ad una estensione del Reddito di Inclusione o della Naspi, varate dai precedenti Governi.

In attesa che qualcosa accada, intanto, la Regione Campania ha già dato attuazione al Progetto di assunzione 10.000 persone da impiegare nel settore pubblico. Gli enti locali possono già stipulare un accordo di programma con la Regione Campania per poi realizzare l’analisi relativa al fabbisogno di personale per il triennio 2018 -2020. 

Lavoro vero, quindi!

Questa è, soprattutto, una grossa opportunità per la Pubblica Amministrazione in termini di innovazione in quanto è previsto l’inserimento di diversi profili professionali ed ha l’obiettivo di colmare le carenze di impiegati che si segnalano negli uffici tecnici, per figure come geometri e ingegneri, ed istruttori amministrativi.

Io credo che questa sia la risposta giusta alle esigenze produttive del nostro territorio, dei giovani e dell’intero Paese: politiche attive del lavoro. La Pubblica Amministrazione, soprattutto nel Sud Italia e in modo ancor più specifico in Campania, ha bisogno di un radicale rinnovamento, non solo per dare una opportunità di vita a intere generazioni distrutte, dal punto di vista delle occasioni occupazionali, dalla crisi e dalle incapacità delle politiche del lavoro degli ultimi anni, ma anche per rendere più efficiente la macchina amministrativa. Che è uno dei grandi “tappi” per il mancato sviluppo del territorio.

Gli imprenditori avranno la possibilità di relazionarsi con una burocrazia più “giovane” e “competente”, soprattutto sulle nuove tecnologie, e di abbattere i tempi morti e le difficoltà che, da sempre, si vivono nel nostro territorio quando si entra in un Palazzo.

Interventi significativi si auspicano anche sul fronte del lavoro privato: con investimenti mirati ed un intelligente intervento sul cuneo fiscale a favore degli impieghi stabili. E’ ovvio che, su tal fronte sia anche indispensabile il buon funzionamento dei Centri per l’Impiego, ma non si può pensare che la loro riforma sia la panacea: non esiste in alcun modo che, sebbene riformati, possano trovare 6,5 milioni + 2 di posti di lavoro: tanti se ne dovrebbero trovare, infatti, secondo una delle formulazioni del Reddito di Cittadinanza, affinché decada il diritto di riceverlo da parte dei beneficiari. E’ per questo che, a tali condizioni, il Reddito di Cittadinanza rischia di essere un sussidio incondizionato. Che non è quello che serve ai giovani né quello che serve al Paese. 

Il problema del mancato incrocio tra domanda ed offerta di lavoro esiste e, secondo alcune stime, riguarda circa un milione di posti di lavoro. Ma per incrociarli non basta “presentare” i lavoratori alle imprese. C’è un problema di formazione; ma anche di allineamento delle competenze che, in taluni casi, se il lavoratore accettasse quel lavoro, lo squalificherebbero, insieme al Paese che lo ha formato

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