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L'EDITORIALE di oggi: IL MODELLO RIACE APPLICATO A SAN VITALIANO

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Il commento di oggi é affidato alla penna del nostro conterraneo Sabato Limonciello

Riace è il comune della Calabria noto per il ritrovamento dei famosi Bronzi. Ultimamente è assurto agli onori della cronaca per il virtuoso modello di integrazione che ha instaurato e che aveva fruttato al suo Sindaco, Mimmo Lucano, nel 2016, l’inserimento da parte della rivista Fortune tra i 50 leader più influenti al mondo. La RAI gli aveva dedicato una fiction, con Beppe Fiorello, non più messa in onda

Attualmente Lucano è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di aver affidato servizi senza gara di appalto. Un’accusa che, messa così, suonerebbe molto grave. Ma che nella sostanza, da quando si apprende dai media, si sostanzia nell'aver favorito “matrimoni di comodo” e nell'aver affidato il servizio della raccolta dei rifiuti attraverso convenzioni e non gare. 

Accuse che hanno fatto addirittura esultare il nostro Ministro degli Interni il quale, per rispondere alla manifestazione di solidarietà a favore di Mimmo Lucano, di sabato scorso, ha postato sulla sua pagina Facebook un filmato di un uomo che accusa il Sindaco di sperperare a favore dei migranti le risorse del Comune. Peccato che quella persona, che si chiama Pietro Zucco, sia stato arrestato come prestanome del clan Ruga Metastasio e poi condannato nel 2015 dalla Cassazione. 

Riguardo alle accuse che la Magistratura rivolge a Lucano, la giustizia farà il suo corso e, se il Sindaco ha commesso dei reati, dovrà pagare: le regole vanno rispettate, anche se non piacciono. Ma tutto ciò non inficia affatto il Modello che lui ha creato.

Ma in cosa consiste questo modello? 

Mimmo Lucano ha sfruttato gli strumenti a disposizione dal sistema Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) per assumere circa settanta mediatori culturali al fine di assicurare l’integrazione. Un ulteriore spinta all'economia locale c’è stata anche grazie all'assunzione di 50 maestre che fanno corsi di italiano agli immigrati adulti. 

Nel Comune si sono creati laboratori tessili e di ceramica, ma anche bar e panetterie e la raccolta differenziata porta a porta è garantita da due ragazzi extracomunitari e trasportata attraverso l’utilizzo di asini.

Grazie alle sue politiche di inclusione, il primo cittadino di Riace è riuscito a dare ospitalità non solo ai rifugiati (ora 400 in tutto il paese), ma anche a tutti gli immigrati irregolari con diritto d’asilo, mantenendo in vita servizi di primaria importanza come la scuola e finanziando il piccolo comune con micro attività imprenditoriali legate all'artigianato o all'agricoltura.

Il tutto è iniziato nel 1998, con lo sbarco di duecento profughi dal Kurdistan a Riace Marina. L’associazione Città Futura (dedicata al parroco siciliano Don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia) ha deciso di aiutare i migranti appena sbarcati dando loro a disposizione le vecchie case abbandonate dai proprietari, ormai lontani dal paese.

E’ evidente che il parallelo con San Vitaliano è forzato e provocatorio. Ma l’esempio serve per capire che per rivitalizzare un borgo si ha spesso bisogno di scelte contro-corrente e lungimiranti. E che la solidarietà e l’apertura mentale pagano

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