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Inquinamento a San Vitaliano: Cosa sono PM10 e PM2.5 ?

Inquinamento a San Vitaliano: Cosa sono PM10 e PM2.5 ?

A cura di Rosario Vosa

Il tema “inquinamento atmosferico”, più volte proposto in collaborazione con SanVitaliano.net, rischia di diventare argomento noioso, seccante e forse ripetitivo.

Perché nel nostro territorio si parla tanto (o troppo poco) di inquinamento atmosferico e, nello specifico, di polveri sottili?

L’inquinamento atmosferico nel nostro territorio, in particolar modo quello da polveri sottili, è di natura “zonale” ed alcuni aspetti territoriali ne condizionano l’andamento (vedi anche: https://www.sanvitaliano.net/news/san-vitaliano-inquinamento-atmosferico-e-territorio-336; https://www.sanvitaliano.net/news/san-vitaliano-sforamenti-polveri-sottili-consapevol-mente-300).

Il particolato atmosferico, PM, è uno degli inquinanti ad oggi considerati di maggiore impatto nelle aree urbane e rappresenta un grave problema per la salute umana. Secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inquinamento da particolato in Europa riduce l’aspettativa di vita di circa 9 mesi (in media).

Composto da materiale solido/liquido, il particolato può essere di origine naturale o antropica, può restare in atmosfera per tempi anche lunghi e può avere effetti benefici o dannosi per la salute umana. Le dimensioni delle particelle, raggruppate in diverse classi dimensionali (come ad esempio PM10 e PM2.5), variano tra 0.1 µm (0.0000001 metri!) e 100 µm.

Più le dimensioni delle particelle sono piccole più aumenta la pericolosità. Il PM10, ad esempio, riesce a penetrare nel tratto superiore del nostro apparato respiratorio, dal naso alla laringe. Il PM2.5 è invece in grado di raggiungere il tratto inferiore del nostro apparato respiratorio, dalla trachea ai polmoni. La capacità di penetrazione del particolato nel nostro organismo non dipende solo dalle dimensioni: entrano in gioco anche densità e composizione chimica che per il particolato risulta estremamente variabile e dipende dall’origine delle particelle (piombo, solfati, nitrati, polveri…).

Molti studi epidemiologici hanno evidenziato associazioni tra alte concentrazioni di PM10 ed incrementi di mortalità e ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie nella popolazione. I soggetti maggiormente esposti a tali effetti sono: anziani, bambini e persone con malattie cardiopolmonari croniche, influenza o asma, sui quali si concentrano incrementi di mortalità e seri effetti patologici a seguito di esposizioni. Questi studi si basano principalmente su indagini per “effetti a breve termine”, osservabili a pochi giorni di distanza da picchi di esposizione, ed “effetti a lungo termine”, osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di anni.

Negli ultimi anni l’indicatore più utilizzato è stato il PM2.5 le cui stime di rischio riportano, per ogni incremento di 10 µg/m3 della concentrazione, un aumento di mortalità dello 0.3-0.5 % (stime a breve termine), e del 6-7 %  (stime a lungo termine, 10-15 anni).

Malattie cardiovascolari, respiratorie e tumorali (in primis tumore del polmone), tristemente diventate “all’ordine del giorno”, sono le principali cause di morte dovute all’inquinamento atmosferico. Le connessioni tra ambiente, inquinamento e salute sono infatti fortissime: nel nostro Paese il 7% circa di tutte le morti per cause naturali è stato imputato all’inquinamento atmosferico. 

Il particolato è solo uno dei tanti composti presenti in atmosfera ma ad oggi è ritenuto l’indicatore che più coerentemente si associa con gli esiti sulla salute.

 

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