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San Vitaliano, Complimenti a Giusy Amato: 110 e lode con tesi sul cane come sentinella ambientale

San Vitaliano, Complimenti a Giusy Amato: 110 e lode con tesi sul cane come sentinella ambientale

Le belle notizie vanno sempre festeggiate! Ed allora facciamo gli auguri per un bellissimo avvenire alla nostra Giusy Amato, sanvitalianese doc, 28 anni, che pochi giorni fa ha discusso la sua tesi, lavoro finale del suo percorso formativo in Scienze biologiche presso l'Università Federico II di Napoli.

I nostri complimenti a lei ed alla famiglia tutta, non solo per il bel traguardo che porta in terra locale ma anche per la sensibilità dimostrata nell'affrontre una tematica tanto importante ( e tanto vicina a questa piccola redazione).

Guidata e ben supportata dalla grande esperienza del Prof. Angelo Genovese, luminare per le tematiche ambientali, Giusy ha titolato la sua tesi  : "Il cane domestico (Canis Lupus Familiaris) come animale sentinella per la contaminazione ambientale “.

Una tematica molto sentita qui, in terra di PM10, di polveri sottili e di bombe ecologiche, per cui le abbiamo chiesto di proporci una sintesi del suo lavoro affinchè possa condividere con noi le sue conclusioni.

Eccole qui, buona lettura: 

" L’ obiettivo del mio lavoro di tesi, condotto in collaborazione con il dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali , ha avuto come obiettivo principale , standardizzare e validare metodiche volte al monitoraggio del danno ambientale attraverso la valutazione di marcatori biologici quali l’espressione di iNOS come marker di stress ossidativo e il danno al DNA. Ulteriore scopo del nostro lavoro è stato quello di confermare il ruolo, estremamente importante, che il cane riveste come “sentinella” per la salute dell’ambiente. 

A tal fine, per lo studio è stato prelevato il sangue da 12 cani selezionati da un canile di Caivano e sul quale sono state condotte indagini di immunocitochimica per valutare l’espressione di iNOS e il comet assay. I risultati ottenuti dalle indagini di laboratorio sono stati raffrontati con i dati relativi al territorio Caivano, zona ritenuta estremamente a rischio per lo sviluppo di patologie degenerative croniche e/o di natura neoplastica che possano essere correlate direttamente all’esposizione a inquinanti ambientali.

Si è deciso di utilizzare come animale sentinella il cane perché, in ambito urbano, è tra le specie che vive a più stretto contatto con l’uomo e di cui maggiormente si conoscono i meccanismi patogenetici e altre malattie correlate alla esposizione a determinati contaminanti ambientali.

L’espressione dell’ossido nitrico sintasi - inducibile (iNOS) è stata valutata mediante immunocitochimica su leucociti circolanti. Le sintasi di ossido nitrico (NOS) sono una famiglia di enzimi che catalizzano la produzione di ossido nitrico (NO) dalla L-arginina. L’ossido nitrico è un'importante molecola di segnalazione cellulare: aiuta a modulare il tono vascolare, la secrezione di insulina, il tono delle vie aeree e la peristalsi ed è coinvolto nell'angiogenesi e nello sviluppo neurale, dove può funzionare come neurotrasmettitore retrogrado. L'isoforma inducibile, conosciuta appunto come iNOS, è coinvolta principalmente nella risposta immunitaria perché in grado di produrre elevate concentrazioni di ossido nitrico che permettono all’organismo di combattere microrganismi quali batteri e parassiti. Elevate concentrazioni di iNOS e, di conseguenza, di ossido nitrico sono tuttavia deleterie perché responsabili di morte cellulare da stress ossidativo, danno al DNA e alterato metabolismo energetico. I nostri risultati hanno mostrato una differenza statisticamente significativa nell’espressione leucocitaria di iNOS tra i vari gruppi di cani esaminati, suggerendo un progressivo aumento dello stress ossidativo nei cani più anziani e, di conseguenza, esposti da maggior tempo a inquinanti ambientali. I nostri risultati sono in linea con altri autori, i quali hanno dimostrato una correlazione tra danno al DNA, un’elevata espressione del gene iNOS nel polmone e in altri tessuti di animali esposti sperimentalmente a particolato atmosferico o a componenti di esso (Folkmann et al. 2007; Thomson et al. 2007; Ulrich et al. 2002) e talvolta patologie croniche o degenerative prevalentemente cardio-respiratorie (Zhen et al. 2008; Anazawa et al. 2004; Chyu et al. 1999; Wright et al. 1999). 

Il nostro è stato uno studio osservazionale sui cani ospitati in un canile in modo continuativo e in tempi variabili, ma costanti. I cani oggetti dello studio, quindi, sono stati esposti agli stessi contaminanti ambientali con tempi di esposizione diversi e progressivamente maggiori. I risultati del comet assay hanno mostrato un maggiore danno al DNA in cani più anziani (e quindi con un tempo esposizione maggiore) rispetto ai cani più giovani (e quindi con un tempo di esposizione minore). I cani esaminati non mostravano evidenti patologie croniche, degenerative o neoplastiche e ciò supporta l’utilità del comet assay quale test per rilevare un danno al DNA “precoce” e quindi precedente alla comparsa di una patologia evidente.

 Inoltre i prelievi di sangue necessari alla valutazione dello stress ossidativo e del danno al DNA sono stati effettuati durante controlli di routine, in modo pressoché indolore e su cani esposti naturalmente esposti a molti composti diversi combinati in miscele variabili anziché a singoli agenti. Ciò ha permesso di evitare studi specifici che utilizzino animali da esperimento e, soprattutto, i risultati ottenuti sono sicuramente più indicativi del reale danno ambientale. Inoltre, abbiamo ulteriormente confermato l’importanza degli animali sentinella, in questo caso il cane, quali campanelli di allarme della situazione sul territorio. In tal senso, il nostro studio, seppur preliminare, dovrebbe aiutare a incoraggiare ulteriori studi sugli animali e sull'uomo e garantire risorse a questo settore di ricerca. Tali studi rafforzeranno sicuramente la necessità di un'azione per prevenire l'aumento dell'inquinamento atmosferico".

 

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